Santuario Madonna del Pilastro
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Vittime della Strada

UN SANTUARIO PER LE VITTIME DELLA STRADA
 
È stato promosso da un sacerdote nel ricordo del fratello, anche lui sacerdote, perito in un incidente stradale. La partecipazione così nutrita e commossa dei pellegrini indica che la tragedia delle vittime della strada costituisce un tema pastorale sentito e urgente. Non è esagerato affermare che nei santuari mariani si rifletto­no tutte le realtà più significative della nostra società, specialmente quelle più drammatiche; in tali luo­ghi esse ricevono comprensione, conforto; soprattutto ricevono una parola di fede e vengono come ricon­dotte e inserite in seno al grande mistero della salvezza che il Cristo continua ad operare nella storia. Così è sorto un santuario che ha come tema quello degli incidenti stradali; e nessuno può ignorare, anche se nei suoi confronti si tende a farci l'abitudine, questa guerra non dichiarata, ma estremamente san­guinosa, che si combatte lungo le nostre strade e che solo in Italia mie­te circa 15.000 vittime all'anno, sen­za contare i feriti.
 
DON GIUSEPPE, VITTIMA DI UN INCIDENTE
 
Questo santuario, non grande, né particolarmente rinomato per ope­re d'arte, è la Madonna del Pilastro che sorge a una diecina di km. da Piacenza, nel comune di Gragnano. In questa piccola parrocchia santuario nel 1968 fu mandato come rettore don Giovanni Boselli, un sa­cerdote dal sorriso mite e dal tratto affabile e discreto; l'amico don Gio­vanni ci perdonerà se parliamo di lui: è necessario. La sua vita di uo­mo e di sacerdote e quella della sua famiglia (7 fratelli, di cui 3 sacerdo­ti) sono state segnate profondamen­te da un grave incidente stradale, che ha trasformato in lutto un even­to che doveva essere di profonda gioia. Il 19 giugno del 1957, vigilia del Corpus Domini, il suo fratello mag­giore don Giuseppe, allora parroco di Aglio, era andato con la jeep a prendere l'altro fratello, Mario, ge­mello di don Giovanni e allora anco­ra chierico in seminario, per portar­lo ad Aglio, dove il giorno dopo ci sarebbe stata la prima messa di don Giovanni. Lungo la strada di ritorno scoppiò una gomma e il mezzo finì fuori strada. Mentre Mario se la ca­vò con qualche escoriazione, per don Giuseppe non ci fu nulla da fare. Mentre lo portavano con l'autoam­bulanza in ospedale, si riebbe per un momento e chiese gli ultimi sacra­menti, che gli furono amministrali nella prima chiesa incontrata lungo la strada. Per tutta la famiglia fu un vero trauma: don Giuseppe, oltre che uno zelante sacerdote, era anche la guida della famiglia. L'aver sperimentato che significa la perdita di una persona cara in circostanze tragiche e quali scon­volgimenti porta nella vita delle fa­miglie e nel profondo delle anime, è stato per il novello sacerdote don Giovanni una chiamata molto pre­cisa. Mandato alla Madonna del Pila­stro nel 1968, don Boselli si mise subito all'opera per realizzare quel­la sua vocazione di pregare per le vittime di incidenti stradali e per le loro famiglie, tanto è vero che solo due anni dopo, nel 1969, venne cele­brata con solennità la prima «Gior­nata del Suffragio per le Vittime della Strada».

Questa forma di apostolato, che nel corso degli anni si è estesa come iniziative e si è approfondita come motivazioni, si svolge a vari livelli. Prima di tutto nei locali della cano­nica, adiacenti alla chiesa, è stato ricavato un «sacrario» in cui sono state collocate, riprodotte su porcellana, le foto, con i relativi nomi e date, delle vittime della strada della pro­vincia di Piacenza: è evidente che la prima foto fu quella di don Giu­seppe. Don Giovanni, per avere i nomi­nativi dei morti in incidenti strada­li, scorre con attenzione la stampa locale e si informa presso la Polizia Stradale e i Vigili. Poi scrive alla famiglia una lettera personale con espressioni di conforto cristiano e con l'invito a partecipare alla Gior­nata di Suffragio. Il ricevere una simile lettera da parte dei familiari del defunto è fon­te di sorpresa e di conforto; è un invito a leggere e a vivere su un pia­no di fede l'evento doloroso e a ri­conciliarsi con la realtà della morte. Sovente si intesse così un rappor­to epistolare, per cui spesso il tic­chettio della macchina da scrivere di don Giovanni viene udito fino a tarda notte. Questo rapporto con i familiari delle vittime della strada significa anche che il rettore, e assieme a lui la piccola comunità parrocchiale, sono chiamati, con genuino spirito cristiano, a farsi carico di tanti dolo­ri, crisi, ribellioni, disperazioni... Il sapere che c'è qualcuno che non solo li conforta nel dolore, ma come il Cireneo, prende sulle sue spalle la tua croce, è aiuto importante, spes­so determinante, per superare certi momenti difficili. Nella Giornata del Suffragio, che si celebra la terza domenica di settembre, molti dei pellegrini sono familiari delle vittime; per loro il trovare la foto e il nome del loro congiunto in mezzo a migliaia di al­tri, il vedere tanta gente con la vita sconvolta da fatti analoghi e con i quali sovente si stabiliscono profon­di legami di amicizia, porta sponta­neamente a collocare il proprio do­lore su un piano superiore e a pren­dere coscienza che esso fa parte di un mistero più grande. Per permettere questo salto di qualità spirituale contribuisce an­che la solennità con cui la giornata viene celebrata: vi intervengono infatti il Vescovo, il Prefetto, i coman­danti dei Vigili Urbani e della Polizia Stradale, il Questore, i sindaci della Provincia, ecc.
 
SULLE STRADE SCEGLI LA VITA
 
Questa giornata, oltre che un si­gnificato religioso, ne ha acquistato anche uno sociale: di qui la presen­za di tante Autorità. Il «sacrario», con la testimonianza di tante vite stroncate, spesso nel fiore degli an­ni, rappresenta un monito al quale nessuno si può sottrarre, sia che ab­bia la fede, sia che non l'abbia. Fra i tanti riti di questa giornata c'è anche l'accensione della lampa­da votiva che arde perennemente nel «sacrario». L'olio di cui è ali­mentata la lampada viene offerto, di anno in anno, dai sindaci dei vari comuni di Piacenza o da Associazio­ni (come ACI, A.V.I.S) o enti (come la Croce Rossa, la Polizia Stradale...). Chi ac­cende la lampada rivolge ai presenti un messaggio che è sempre un invi­to a rispettare la vita sulle strade, secondo il motto del santuario: «Sulle strade scegli la vita». Sempre in occasione della Gior­nata del Suffragio, viene anche con­segnata una targa offerta dall'asso­ciazione «Fraternità sulla strada», che ha come intento quello di pro­muovere il soccorso negli incidenti stradali. La targa viene assegnata a coloro che si sono distinti nel soc­correre delle persone coinvolte in incidenti stradali o comunque che hanno compiuto gesti significativi legati alla dinamica dell'incidente. Un'altra targa «alla memoria» viene assegnata a coloro che, prima di morire, hanno compiuto gesti di alto valore umano. Nel settembre scorso questa è stata conferita a tre giovani piacentini morti in inciden­ti e che hanno offerto i loro reni per il trapianto. La Madonna del Pilastro, con le sue molteplici iniziative, vuole an­che contribuire ad educare l'auto­mobilista, rendendolo cosciente di come il modo con cui guida il suo automezzo può avere gravi conse­guenze per l'incolumità degli altri, come della sua. Quelle oltre 2.500 vite stroncate di cui il santuario fa memoria - una minima parte dei milioni di vittime nel resto del mon­do - per la maggior parte sono con­seguenza di una guida imprudente o irresponsabile. Per questo la Madonna del Pila­stro, che sorge lungo una strada di grande traffico, è pure il santuario dell'automobilista. Ogni anno, la prima domenica di maggio, si celebra la giornata dell'automobilista e si benedicono sia gli automobilisti che le macchi­ne; ad ognuno viene data una imma­gine con la preghiera dell'automo­bilista e una corona del Rosario da appendere allo specchietto, come ri­chiamo alla preghiera e quindi an­che ad un atteggiamento responsa­bile nella guida. La vitalità del santuario di Gragnano sta ad indicare come quello dei caduti sulle strade sia un tema estremamente sentito; infatti, an­che se l'iniziativa è a livello provin­ciale, sono sempre più numerosi i pellegrini che arrivano dal resto dell'Emilia, come pure da altre re­gioni.
 
I PRINCIPALI PERICOLI PER CHI GUIDA

DAL SANTUARIO UNA LETTERA DI CONFORTO

1. L'ECCESSIVA VELOCITA'
Dalle statistiche risulta essere la prima e principale causa degli inci­denti stradali. Ricordati che tu, per quanto esper­to nella guida, puoi sbagliare e che il tuo automezzo è soggetto a qualun­que guasto. Vale anche per la guida il motto dei Latini: «Esiste, nelle cose, una misura ed un limite, al di là dei quali, non c'è più sicurezza».
 
2. LA NEBBIA
È un nemico veramente insidioso; sempre in agguato. Le stagioni più adatte per combattere le sue battaglie sono il tardo autunno, l'inverno e parte della primavera. Opera nel buio; la sua potenza au­menta in proporzione della diminu­zione della visibilità. Per i viaggi lun­ghi ti conviene evitare l'autostrada, scegliere la strada normale e modera­re al massimo la velocità. Il frutto dell'aggressione della nebbia spesso è un groviglio di lamiere e un cumulo di cadaveri, attenzione!
 
3. LA FACILE SONNOLENZA
Esistono alcuni automobilisti, che soffrono d'insonnia durante la notte, ma, appena si mettono in viaggio av­vertono un'irresistibile voglia di dor­mire, che li conquista, senza che se ne accorgano. A volte la causa va ri­cercata, nei giorni e nelle notti in ve­glia, protratta nelle ore piccole; a volte la causa può essere una dige­stione difficile, un pasto troppo ab­bondante, una propensione alla son­nolenza, quando si viaggia. Quando avverti questo pericolo, fermati; parcheggia l'automobile nel primo spazio libero. Sdraiati, sul se­dile disteso, per alcuni minuti. Poi, potrai riprendere il cammino, più si­curo.
 
4. LA FRETTA
È una delle malattie del secolo. Continui a correre e non arrivi mai in tempo. Ti proponi di arrivare ad un certo orario e poi, per il disbrigo delle mille faccende che attendono di essere sod­disfatte, arrivi sempre tardi. Così, corri, continui a correre, evidente­mente con il rischio, di fermarti, prima di arrivare. Ti conviene partire un po' prima, andare adagio, ed esse­re disposto ad arrivare con un poco di ritardo, anziché non arrivare più.
 
5. IL GHIACCIO
È il privilegiato amico e confidente della nebbia. Lo trovi ovunque: sulla strada, dalla patina gelata; nei tratti in cui il rigagnolo d'acqua scorre dove tu devi passare, ghiacciando; sulle strade di montagna, dove si con­sigliano, abitualmente, le catene; nel primo mattino, in seguito all'accre­sciuto rigore del freddo della notte. Attenzione: il ghiaccio miete, di pre­ferenza le sue vittime nel suo primo comparire della stagione fredda, quando si nasconde e tu non ne av­verti la presenza ed invece te lo trovi sotto le ruote della tua automobile. Sul ghiaccio, non frenare mai, perchè la macchina ti porterebbe fuori stra­da. Quando è necessario frenare, è pre­feribile farlo, scalando di marcia. E, poi, sempre «Prudenza!».
 
6. LA DISTRAZIONE
La distrazione è facile anche in macchina. Qualcuno è incorso in incidenti nell'atto di tentare di uccidere un'ape, addirittura una mosca fasti­diosa; nell'infilare le cinture di sicu­rezza, quando era già in cammino, nel fissare una persona, alla quale, forse, era troppo interessato. Un altro saggio proverbio latino dice: «Age, quod agis!», che tradotto significa: «Stai attento a quello che stai facendo!». Pensa quindi che sei alla guida di un automezzo. Non lasciarti distrarre né da chi ti è vicino, accanto al tuo sedile, né da chi è lontano. Vai, prudentemente, per la tua stra­da.
 
7. LE CONDIZIONI SFAVOREVOLI FISICHE E PSICHICHE
Quando si guida, bisogna «essere in forma». Se avverti qualche malessere, se sei eccessivamente nervoso ed agi­tato, è meglio, per te e per gli altri, rinviare il viaggio. La serenità, i «nervi a posto» ti fanno padrone della tua auto e puoi viaggiare più sicuro.
 
8.  LA TRASCURATEZZA DELL'AUTOMEZZO
Quando viaggi, non solo devi essere in forma tu, ma anche l'auto che pilo­ti. È un mezzo meccanico e, quindi, mai assolutamente sicuro. È norma di saggezza tenerla con­trollata; sottoporla, periodicamente, ad un'accurata revisione da chi è competente. Un automezzo a posto è già garanzia, di un viaggio sicuro.
 
9.  LA TROPPA CONFIDENZA CON L'AUTOMOBILE
Un oggetto, più si usa e più con esso si prende confidenza. Dell'auto­mobile, oggi, ci si serve troppo, anche quando se ne potrebbe fare a meno; quando ci si potrebbe servire dei mezzi pubblici, meno rapidi, ma più sicuri. Si usa per andare al lavoro, per fare la spesa, per la vacanza, per la scampagnata, con gli amici, per andare al bar; questo crea eccessiva confidenza con l'automezzo che pilo­tiamo; acquistiamo una falsa sicurez­za, ponendoci in rischio. Ricordati che anche il cane più fedele al suo pa­drone, improvvisamente imbizzarri­to, ha finito per morderlo!
 
10. LA DISCOTECA
Ci dispiace collocare la Discoteca, luogo di un meritato svago, tra i ne­mici del cammino. Ma la cronaca sembra darci ragio­ne. Alla Discoteca sono interessati i giovani. In essa cercano uno dei luo­ghi privilegiati del loro tempo libero. Là, soprattutto, incontrano gli amici o se li fanno. I giovani amano la mu­sica e là ne trovano fino ad affogarvi dentro. Preferiscono il movimento convul­so al riposo e là si possono contorce­re, in mille forme e maniere. Esprimono tutta la loro esuberanza di vita con il canto e in Discoteca esso è protagonista indisturbato. Amano potenziare una certa forma di esasperata esaltazione collettiva, con i fumi dell'alcool. La notte, protratta fino alle ore piccole, li snerva. La fra­gile psicologia, non ancor saldamente assodata, non resiste all'aggressione che esercita nel loro animo, un clima così convulso a cui non sono abituati. In questo quadro, così variamente sfaccettato, avviene, al mattino, il ri­torno a casa, dove i genitori, sotto l'incubo di un comprensibile terrore, arrotolandosi nel letto, nonostante qualche pastiglia di sonnifero, non hanno preso sonno. L'euforia, spesso, esplode proprio sull'auto del ritorno, quando bisogna dar sfogo della propria abilità nella guida e chi va adagio rischia di essere qualificato «imbranato». Così, troppo spesso, le stragi del sa­bato sera disegnano scene sconvol­genti e drammi sconcertanti, che, con un po' di prudenza, potrebbero essere evitati. Andare in discoteca non è un male, ma lasciarti ingenuamente av­vincere dai suoi «fumi» è già un peri­colo per la tua vita, che è ancora tutta da giocare...